Paolo Marati in libreria. Non si può esser troppo seri. Edizioni il Foglio Letterario.

INCIPIT: Che faccia l’ingegner Demuro! Se ne va da solo per la solita passeggiata sul bagnasciuga, con la canottiera intrisa di sudore, quand’ecco che Lollo lo infradicia con un secchiello pieno d’acqua. «Buon Ferragosto, ingegnere» e scappa più veloce di un furetto, ridendo come un ossesso. Mi ha preso alla sprovvista. So benissimo che Lollo è un pazzo, uno svitato senza speranze. Ma non immaginavo che la sua follia si spingesse a tanto. Ero convinta che avrebbe bagnato solo qualche ragazzo. Al più qualcuno tra gli adulti meno seriosi. Come il signor Ferrari, che ride sempre. O quell’altro quarantenne atletico, pieno di peli, di cui non ricordo il nome, che l’altro giorno ha fatto da base alla piramide umana. Ma l’ingegner Demuro no. Non avrei mai pensato che se la prendesse anche con lui. Tanto più che si racconta che quel soggetto non sorrida da più di dieci anni. Da quando il Cagliari vinse lo scudetto, insomma. (…)