Premio Pasolini a Parigi, tra i nostri premiati: Zoé Milagros Valdés Martínez (Anatomia dello sguardo) – Domenico Palattella (Il futuro è già passato – Il cinema di Ettore Scola). Il Foglio Letterario Edizioni.

Anatomia dello sguardo. Ediz. multilingue Zoé Milagros Valdés Martínez

La poesia fluisce languida sul filo del rimpianto per un paese perduto, soffusa di amarezza per una terra dove arrestano i poeti, per un mare lontano, irraggiungibile, per le strade d’una città che sono vive – proprio come il ricordo della madre – soltanto nel sogno. I versi passano da Parigi, con i caffè all’aperto e i locali dove non si incontrano più le persone d’un tempo, al pensiero della sua Avana perduta, luogo dell’anima dove libertà significa sogno, citando Kavafis, ricordando un Malecón illuminato dalle fioche luci della sera e da una luna malinconica.

Zoé Valdés non rimpiange niente di Cuba, le restano poche cose: una figlia, un marito, i fratelli nel New Jersey, i suoi libri, i film, le poesie, un cugino all’Avana che sogna con la paura. Le poesie testimoniano il grande amore per la figlia Luna, adolescente irrequieta che sostiene in un dito la primavera, così diversa da lei (ma così simile alla nonna) che non è mai stata a un concerto rock e non possiede il suo accento francese. La raccolta passa dai toni sentimentali e dolenti, al ricordo per i genitori sepolti in un cimitero lontano, alla dolcezza per una figlia che cresce, al rimpianto per gli amici perduti.

Il futuro è già passato. Ettore Scola, dalla penna alla macchina da presa Domenico Palattella

Il cinema di Ettore Scola rappresenta uno dei capitoli più alti, complessi e poetici della storia culturale italiana del secondo novecento. Regista, sceneggiatore, intellettuale e fine disegnatore satirico, Scola ha saputo declinare la lezione della commedia all’italiana in un umanesimo profondo, capace di fondere il dramma collettivo di una nazione con le piccole, intime miserie della quotidianità.

Considerato un maestro della commedia all’italiana, in realtà ha creato un suo stile che era totalmente diverso da quello amaro di Risi, Comencini o Monicelli o da quello tragico di autori come Petri o da quello aulico come Fellini. Lui si è allontanato presto da tutto questo, prediligendo un’anima più agra, dove la risata si rovescia nel ghigno, il disincanto nello sberleffo e la visione in una riflessione coscienziosa dei difetti nazionali.