Prima della pandemia, Il Foglio Letterario Edizioni partecipava regolarmente a diverse fiere del libro: Pisa, Chiari, Imperia, Modena e altre manifestazioni, comprese talvolta quelle di maggiore richiamo nazionale. Erano occasioni importanti per incontrare i lettori, presentare il catalogo e far conoscere il lavoro di una piccola casa editrice indipendente. Poi abbiamo progressivamente cambiato strada.
Oggi preferiamo le manifestazioni locali, soprattutto in Toscana, dove la partecipazione è più sostenibile e il rapporto tra costi e risultati appare decisamente più equilibrato. Il problema delle grandi fiere è ormai evidente: gli spazi espositivi hanno raggiunto costi che mettono in difficoltà le realtà editoriali più piccole. A questo si aggiungono le spese di viaggio, soggiorno e trasporto dei libri. Per un editore indipendente, recuperare l’investimento attraverso le vendite non è affatto semplice. Si crea così una contraddizione: manifestazioni che dovrebbero favorire la pluralità editoriale finiscono per diventare, nei fatti, occasioni accessibili soprattutto a chi dispone di risorse economiche consistenti. I grandi gruppi possono sostenere questi costi; i piccoli editori, invece, devono valutare attentamente se la visibilità ottenuta giustifichi davvero la spesa.
Non si tratta di contestare l’esistenza di costi organizzativi, né di pretendere spazi gratuiti. Si tratta di chiedersi se sia ragionevole che la partecipazione a una fiera diventi un lusso, anziché un’opportunità di incontro e promozione.Per questo abbiamo scelto di privilegiare i mercati e le iniziative di territorio. Sono contesti meno appariscenti, ma spesso più concreti, nei quali il rapporto con il pubblico è diretto e l’impegno economico non compromette le risorse necessarie al lavoro editoriale.
Le grandi fiere conservano la loro importanza, ma dovrebbero interrogarsi sul ruolo che intendono riservare all’editoria indipendente. Una manifestazione culturale non dovrebbe misurare la presenza degli editori soltanto in base alla loro capacità di sostenere il costo di uno stand. I piccoli editori non chiedono corsie preferenziali. Chiedono di poter partecipare, di incontrare i lettori e di avere uno spazio dignitoso senza dover mettere a rischio la propria attività.
Perché una fiera del libro dovrebbe essere, prima di tutto, una festa dei libri e di chi li pubblica. E la pluralità editoriale non può essere soltanto una dichiarazione d’intenti: deve trovare posto anche negli spazi espositivi.